#LaScienzaInPiazza

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Lo scorso è stato un weekend bolognese, tra musica, sole, scienza, cibo e amici….proprio quello che ci voleva!

Grazie a “La scienza in piazza”, una festa della scienza ricca di incontri, eventi, laboratori e molto altro, organizzata dalla Fondazione Marino Golinelli nel capoluogo emiliano, ho partecipato a degli incontri sul tema dell’alimentazione… perché quest’anno il Festival (che dura fino al 13 aprile!) è proprio una “food immersion”! Niente di meglio per una come me: novella food blogger e aspirante divulgatrice scientifica!

In particolare domenica mattina ho partecipato a una “tavola rotonda interspaziale” in cui si parlava di alimentazione…nello spazio appunto! Perché dovremmo interessarci a cosa mangiano i nostri astronauti durante le loro missioni? Non solo per curiosità, ma anche perché dalla loro esperienza di vita in condizioni così estreme si può imparare molto sulla vita sulla Terra, su come l’uomo reagisca allo stress e su quanto il cibo sia importante per la nostra salute, per vivere bene e per prevenire e curare molte malattie.

A questo incontro nella meravigliosa Sala Borsa in Piazza del Nettuno, erano presenti un medico nutrizionista, che ha collaborato con le più importanti agenzie spaziali (NASA, ESA e ASI), autore anche di numerosi libri, il Dottor Filippo Ongaro, un giovane cuoco, Stefano Polato e Davide Avino, amministrator delegato di Argotec, l’unica azienda europea incaricata della fornitura del cibo per la Base Spaziale Internazionale.

Sala Borsa, Bologna

Sala Borsa, Bologna

Stefano Polato, che ha un ristorante in provincia di Padova, si è occupato della preparazione del cibo, in collaborazione con Argotec appunto, per la missione di Samantha Cristoforetti, la prima donna astronauta italiana a volare nello spazio. Nel preparare questi cibi ha capito l’importanza di coniugare i sapori della tradizione italiana con l’attenzione alla conservazione dei nutrienti presenti nei vari alimenti. Il tutto sfruttando, oltre  a materie prime d’eccellenza, cotture veloci e a fuoco basso, in modo da non degradare i cibi e conservarne così nutrienti e informazioni. Cotture poco invasive, abbondante uso di spezie, poco sale e zucchero, solo cereali completamente integrali, frutta e verdura a volontà…questi alcuni dei principi adottati nelle preparazioni per la missione spaziale  che possiamo fare nostri, ogni giorno, qui sulla Terra!

Per questo ho pensato di chiedergli una ricetta da postare sul mio Blog e mi ha suggerito quella della “Quinoa con sgombro, pomodori secchi e porri”! In realtà, non volendo rubargli troppo tempo, non siamo entrati nei dettagli della preparazione, per cui  qui sotto trovate una mia elaborazione della sua ricetta;) Spero vi piaccia:)

Quinoa integrale con sgombro, pomodori secchi e porri

(per quattro persone)

280 g di quinoa (meglio se integrale);

2 porri;

6 pomodori secchi;

500 g sgombro fresco;

erbe aromatiche a piacere (io scelgo basilico e prezzemolo);

Innanzitutto cuocete il quinoa in acqua bollente leggermente salata: mettendo il doppio di acqua rispetto al quinoa, questo sarà cotto quando avrà assorbito tutta l’acqua (circa un quarto d’ora, se integrale seguite i tempi indicati sulla confezione). Nel frattempo cuocete i filettini di sgombro al vapore, avendo cura di “riempirli” precedentemente con un trito di erbe aromatiche a piacere. Intanto in una padella fate cuocere per alcuni minuti i porri tagliati a rondelline sottili con un po’ d’olio e un po’ di acqua (in modo da non far bruciare l’olio) e il pomodoro secco, reinvenuto precedentemente in acqua tiepida, tagliato a pezzetti. Una volta cotto lo sgombro, tagliatelo e  conditelo con il sughetto di porri e pomodori secchi, pepe e altre spezie in modo da minimizzare l’uso del sale*. Aggiungete il tutto al quinoa cotto e completate il piatto con un pò d’olio. Ora gustatevi questo piatto…sentendovi magari un pò astronauti;)

*Stefano Polato usa spesso la salicornia, un’alga, per dare sapidità ai piatti ma purtroppo si tratta di un alimento ancora difficilmente reperibile. Il suggerimento è comunque quello di usare meno sale possibile, di certo aumentando l’uso delle spezie,ma soprattutto educando il nostro palato a cibi meno artificialmente salati e quindi più naturali! Leggete a tal proposito questo suo post!

 

 

 

#LaScienzaInPiazza: a Food Immersion

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I have spent the last weekend in Bologna , do you know this city in the middle of Italy? Sunshine, friends, food, science and music…for a really nice weekend! I was there mainly to participate at “La scienza in piazza”, a science Festival, with meetings, workshops, exhibitions in the city center: this year the title of this Festival was “Food immersion” because everything was about food and science! A perfect topic for me: a brand new foodblogger and a at least in my dreams science communicator!

On Sunday morning during a meeting on food and space, I have meet a young Italian chef, Stefano Polato, who is the owner and chef of a restaurant in the province of Padua, and who works with Argotec to develop  food supply for the International Space Agency, in particular for the Italian astronaut Samantha Cristoforetti.

Polato idea is not only to bring in the outer Space our food tradition, but to do this with a particular interest to our astronauts health. Because food is a really important component of their and our life. In particular looking on how food helps our astronauts to live in the hard conditions of Space, permit to understand better how food can actually help everyone to live better, preventing diseases and helping to age healthier.

Sala Borsa, In Nettuno Square, Bologna

Sala Borsa, In Nettuno Square, Bologna

In particular when we cook we need to take care not only of the choice of  raw materials, but also of the techniques we use to cook them: to preserve the nutrient (and informative) value of our food we have to adopt low temperatures and brief cooking. Then it’s important to use a lot of spices to reduce the amount of salt, to use whole cereals and a lot of fruits and vegetables: these are some of the rules that Stefano Polato, together with Doctor Filippo Ongaro, an expert on nutrition that has worked for some of the main space agencies (NASA, ESA, ISA) , suggested during the meeting at the Festival.

Thus at the end of it, I have asked him a recipe from the one he has developed with Argotec for the International Space Agency and he suggested me to prepare a simple one using quinoa, mackerel, dried tomatoes and some leeks.

 

This is how I have prepared it, following his advises:

Quinoa with mackerel, dried tomatoes and leeks

280 g of quinoa;

2 leeks;

6 dried tomatoes;

500 g of fresh mackerel;

spices and herbs (basilica and parsley for me);

pepper and oil.

 

First of all cook all your quinoa in some boiling water: if you put two times the quantity of quinoa, of water, it will be ready when all the water is absorbed (almost 15 minutes). In the meantime you can cook with steam your mackerel, inside of which you will have put some spices and herbs. In a large pan with some oil and some spoons of water (to not make the oil burn) you can cook for some minutes the leeks together with the dried tomatoes, cutted in small pieces (that you have taken into some water for one hour). Once the mackerel is ready add to it some other spices and herbs (if you like) and the sauce of leeks and dried tomatoes. Add this tasty mackerel to your quinoa and complete, if necessary, with some olive oil. Then, just enjoy…thinking to be, for a while, in the outer Space!

Making Tea for Rafael

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Caaavolooo tre settimane di latitanza dal mio Blog…troppe cose da fare e troppi pensieri per la testa!

Per farmi perdonare ho pensato di portarvi in un luogo ricco di fascino, lasciandovi trasportare dalle parole di una bellissima poesia che ho letto qualche mese fa su Internazionale, scritta della poetessa  Miriam Halahmy !

Making Tea for Rafael (Un tè per Rafael)

Khadija brings me mint                                                             Khadija mi ha portato la menta
picked at six o’clock this morning                                         raccolta questa mattina alle sei
outside Marrakech;                                                                     fuori Marrkech
a long fragrant bundle tied with wild grass.                   un mazzetto profumato legato con erba di campo.
I pluck a leaf. In my mouth                                                      Ne ho presa una foglia. Nella mia bocca
it tastes pungent, almost bitter,                                            ha un sapore pungente, quasi amaro,
thicker than English garden mint.                                       più forte di quello della menta inglese da giardino.
My teeth crunch on grit – Saharan sand,                         I miei denti scrocchiano su un granello-sabbia del Sahara,
or just the local earth.                                                              o semplice terra del luogo.

At home I boil water,                                                                 A casa faccio bollire dell’acqua,
rinse the leaves under the cold tap,                                    rinfresco delle foglie sotto il l’acqua fredda,
drop them in a glass cup, dip a tea bag,                           le metto in una tazza, con una bustina di tè,
stir in a spoon of sugar                                                             ci metto un cucchiaio di zucchero 

and carry the steaming glass                                                e porto il bicchiere fumante

into the living room.                                                                  in salotto.
My husband is watching East Enders in his shorts,      Mio marito sta guardando East Enders in pantaloncini,
bare legs covered with fine dark hair.                               le gambe coperte di sottili peli scuri.
He sips his tea, this Jewish son of Babylon,                     Sorseggia il suo tè, questo figlio ebreo di Babilonia,
a smile spreads like dawn above the Tigris.                    compare un sorriso come l’alba sopra il Tigri.

 

 

Non so voi, ma io leggendo queste parole mi sento trasportare lontano, sento, quasi fosse reale, intorno a me un buon odore di menta e per un momento penso di essere a Jemaâ El Fna,   il cuore pulsante di Marrakech! Mi sembra di udire le voci dei mercanti che affollano la piazza, mi arrivano i profumi di spezie e quasi vedo gli incantatori di serpenti…

800px-Marrakesch_djemaa_el_fna_schlangenbeschwörer

Incantatori di serpenti a Marrakech da http://commons.wikimedia.org/wiki/File: Marrakesch_djemaa_el_fna_schlangenbeschw%C3%B6rer.jpg

 

Dicono ci sia da perdersi a Jemaâ El Fna, che in fondo non è altro che il simbolo di quella mescolanza di culture che è il Marocco…uno scrigno di tradizioni e di storie, tanto che nel 2001 è stata dichiarata Patrimonio dell’Unesco!

Che ne dite, ci facciamo un viaggetto a Marrakech?!? Mentre cercate voli e maggiori informazioni vi consiglio di gustarvi una buona tazza di tè alla menta, giusto per creare l’atmosfera!

 

Tè alla menta marocchino

Versate un cucchiaio scarso di tè verde in una teira (magari una di quelle belle teiere d’argento originali!) e risciacquatelo con dell’acqua bollente in modo da eliminare la polvere e farlo diventare meno forte. Aggiungete  poi una bella quantità di rametti di menta nella teiera e versarvi sopra dell’acqua bollente (un litro circa): a questo punto zuccherate a piacere (di solito un cucchiaio di zucchero per persona), e rimettere sul fuoco senza far prendere il bollore!

A questo punto versate il tè in bicchieri di vetro ossigenandolo, vale a dire versandolo dall’alto e rimettendolo poi nella teiera per ben tre volte! A questo punto siete pronti per gustarvi il vostro tè marocchino sognando Marrakech!!!

Making Tea for Rafael

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I’m so so sorry to  have disappeared for three weeks…but now I’m back!!!

To apologize I wanna take you in a really wonderful place, using the beautiful words of an English poetress Miriam Halahmy in a poem that I have luckily found in a Italian newspaper:

 

Making Tea for Rafael

Khadija brings me mint
picked at six o’clock this morning
outside Marrakech;
a long fragrant bundle tied with wild grass.
I pluck a leaf. In my mouth
it tastes pungent, almost bitter,
thicker than English garden mint.
My teeth crunch on grit – Saharan sand,
or just the local earth.

At home I boil water,
rinse the leaves under the cold tap,
drop them in a glass cup, dip a tea bag,
stir in a spoon of sugar
and carry the steaming glass
into the living room.
My husband is watching East Enders in his shorts,
bare legs covered with fine dark hair.
He sips his tea, this Jewish son of Babylon,
a smile spreads like dawn above the Tigris.

 

Don’t you feel in a magic place while reading this poem, don’t you start to smell of mint around you, to feel like in Jemaâ El Fna the beating heart of Marrakesch?!? I start to hear the voice of the merchants there, to smell the fragrance of spices and to see the snake charmers..

Snake charmers in Marrakesch

 

They say you almost get lost in Jemaâ El Fna, that is the representation of the mix of cultures of Morocco…it’s a so magic place that since 2001 is become an Unesco Heritage!

What do you think about a trip to Marrakesch? In the meantime that you find more info about it you could just drink a cup of real  Moroccan mint tea….just to create the atmosphere!!!

tèVerdeMarocco

 

Moroccan mint tea:

Put almost a spoon of green the in a teapot (if you have an original Moroccan one made by silver it’s perfect!) and “wash it” with some boiling water! Add then some mint in the teapot and cover with a liter of boiling water: add to it a spoon of sugar for every person and put on the stoven (it has not to boil again!!!).

Then you have to serve your tea in glasses, taking care of do a proper “oxygenation” of your Moroccan tea:  this means simply that you pour the tea from a long distance and then you put back in the teapot (this for three times!). Now you are ready to drink your mint tea dreaming of Marrakesch!!!

 

Una pizza da Oscar

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Quando l’Italia vince qualcosa, Oscar o Mondiale che sia, ci si sente subito tutti “più Italiani” e più vicini! Ci sarebbe molto da discutere su questo sentimento nazionale che va e che viene ma per ora godiamoci semplicemente la vittoria di La grande bellezza di Paolo Sorrentino e mangiamoci sù ovviamente;)

Non entrerò in merito al film perché ho una cultura cinematografica pari a zero (o anche meno!) e perché credo che il valore di un film sia molto soggettivo…sono qui per parlarvi di qualcosa di moooolto più terra terra, ma sempre rigorosamente italiano…la pizza!!!

Non potevo non farlo avendo visto come è carino Brad Pitt che mangia la sua fetta di pizza!

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Insomma Ellen DeGeneres ha avuto un’idea fantastica nel servire la pizza al suo distinto pubblico perché basta del pomodoro e della mozzarella per rendere il tutto più familiare, far scendere dall’Olimpo questi attori tiratissimi e farli sentire tutti più vicini a noi!

La pizza forse è uno dei cibi più diffusi al mondo, la troviamo ovunque: di certo non tutte le pizze sono uguali, ma ognuna si è adattata alle esigenze e alle abitudini dei vari Paesi…io oggi vi darò la ricetta della mia pizza casalinga! Io la faccio piuttosto soffice, più simile a quella che si trova nei panifici e mi piace molto ma come per i film anche qui è questione di gusti! Se volete provare invece una ricetta ancora più vicina alla pizza napoletana vi consiglio questa su Dissapore!

Pizza margherita:

(per una pizza per 2 persone)

10 g di lievito di birra;

un cucchiaino di sale fino;

1\2 cucchiano di zucchero;

2 cucchiai di olio di oliva;

200 g di farina 0 (io faccio metà o più integrale e il resto raffinata o Manitoba);

1 buona mozzarella;

200 g di passata di pomodoro (buona);

origano e\o basilico.

Sciogliere  in un bicchiere di acqua tiepida il lievito di birra con il mezzo cucchiaino di zucchero. Disponete a fontana la farina su un piano  e versateci al centro il lievito sciolto che andrete pian pian piano ad incorporare assieme al cucchiaino di sale. Eventualmente aggiungendo farina o altra acqua tiepida impastate per 5-10 minuti finchè ottenete un impasto che non si appiccica alle dita, morbido e elastico. A quel punto lasciatelo riposare almeno 2 ore ma più lo lasciate lì meglio è (se riuscite a farlo riposare anche 8 ore potete dimezzare il lievito di birra e questo renderà la pizza molto migliore, fidatevi!). Una volta lievitato stendete l’impasto con l’uso dei polpastrelli e non del mattarello, mantendendo dei bei cornicioni e mettetelo su una placca da forno oliata. Condite la vostra pizza con il pomodoro arricchito con sale, olio e origano\basilico a piacere e se volete anche qualche pomodorino fresco! Se avete tempo lasciate lievitare un’altra oretta e poi infornatelo, dopo averci aggiunto la mozzarella, nel forno già caldo a 220° per 5 minuti o finché sarà dorata sui bordi! Questa è la versione base che potete arricchire a piacere…MaCheVeLoDicoAFfffà, immagino che ognuno di voi abbia tatuato sul cuore la sua pizza preferita quindi non vi resta che mettere le mani in pasta e poi…Buon Appettito;)

What an Oscars pizza

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No no Oscars pizza is not a new type of pizza, it’s just another crazy idea of Ellen DeGeneres during the Academy Awards Night! Look on how cute is Brad Pitt eating his pizza…like a child!!!

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This is the great power of pizza: connect people all over the world and in every moment even during the Academy Awards!!!So I have decided to dedicate this post to the Oscars night and pizza, a strange couple maybe but I hope you enjoy the choice;)

This year here in Italy we were so excited about  the possibility for the Great Beauty  (La grande bellezza) a movie on beauty (or better on its loss) of Rome and Italy by Paolo Sorrentino to win the prize for the best foreign movie and, after 15 years from Life is Beautiful by Roberto Benigni, it happens again! Sorrentino’s film won the prize and we feel more Italians than yesterday;)This edition of the Academy Awards was Italian also for the presence of pizza that it’s already an international food but of course it’s born in Italy;)

So I want to share with you my recipe for a fluffy and tasty Pizza Margherita, enjoy!!!

Pizza Margherita

(for 2 people)

10 g of yeast;

200 g of flour (0, I like half whole flour and half Manitoba or normal 0)

2 spoons of olive oil;

1 teaspoon of salt;

1\2 teaspoon of sugar;

tomato sauce;

1 mozzarella;

oregano or basilico.

Put the yeast in a glass of water and melt it. Put the flour on a table “like a fountain” and put in the center of it the yeast melted into the water, the sugar and the olive oil. Add then salt and start to knead together adding water until you have an elastic and soft dough that does not remain on your fingers! At this moment you have to keep your dough in a warm place for at least two hours  but the more you keep it the better (if you can make it rest for eight hours you can use half of the yeast and you will have a better result!). Then extend your dough using your hands and put it on a oven plate (in which you have put some oil) and add on the top your tomato sauce together with some salt, oil and herbs (basilico or oregano as you like!). Wait an hour and then add to it slices of mozzarella and put it into the warmed oven at 220° for 5 minutes or until the edge of the pizza is cooked and then just…enjoy your Oscars pizza;)

Abbasso lo spreco

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Il 5 Febbraio, cioè ormai tre settimane fa, era la prima Giornata Nazionale contro lo Spreco Alimentare…e me ne sono accorta solo ora:( Il problema dello spreco alimentare non è come pensano alcuni da fissati o ambientalisti sfegatati ma ci riguarda tutti! Ho raccolto alcune riflessioni\proposte\idee\esperienze sul tema in uno Storify che spero vi piaccia!

Non so se sarei capace di diventare freegan, di andare a recuperare cibo dai cassonetti fuori dai supermercati…ma mi chiedo: perché del cibo buono finisce nella spazzatura? Non si potrebbe intervenire per evitare alla base questo spreco? Qualcuno sa come funziona la legislazione a riguardo?

freeganAvocado

“Sembro piuttosto gustoso, ma se ti dicessi che vengo da un cestino della spazzatura cosa diresti?”

Intanto per non rimanere con le mani in mano possiamo quantomeno evitare gli sprechi in casa e riciclare il più possibile! A me capita spesso di dover buttare cibo sia crudo che cotto perché mi sono dimenticata di averlo in frigo: con una buona organizzazione e con ricette ad hoc questo è sicuramente evitabile!

Bisogna iniziare dalle piccole cose per arrivare ai grandi cambiamenti, per esempio se come me tendete ad accumulare pane vecchio questa potrebbe essere una ricetta che fa per voi: si tratta di un incrocio creato da me tra canederli, gnocchi di pane, polpette di verdure…che dà molta soddisfazione al palato e permette di utilizzare scarti di verdure e di pane;)

Veg-polpette:

(per 4 persone)

400-500 g di verdure tra catalogna, cicoria o bieta (vanno benissimo anche le parti finali dei gambi tagliate fini)

1\2 bicchiere di latte (potete sostituirlo con l’acqua di cottura delle verdure)

1 cipolla piccola

2-3 panini raffermi

5-6 cucchiai di ricotta

1 uovo

sale, pepe e olio q.b.

Grattugiate o passate al mixer metà del pane vecchio e  tagliate il rimanente a pezzetti che lascerete ammollare nel latte (o nell’acqua di cottura delle verdure). Aggiungete al pane ammollato le verdure scottate in poca acqua bollente qualche minuto e ripassate in padella con un po’ di cipolla, la ricotta e il pangrattato fino ad ottenere un impasto non troppo morbido e facilmente lavorabile. Aggiustate di sale e di pepe e  preparate delle quenelle di impasto utilizzando due cucchiai ( o se preferite delle polpettine). Fate cuocere le veg-polpette una ventina di minuti su una placca da forno ricoperta di carta forno, a 180° circa. Sono ottime servite con verdure grigliate e una bella insalatina e sono molto comode da portare all’Università o in ufficio per pranzo;)